“Dovresti andare un paio di giorni a Milano”.Io “ Ok, nessun problema”. “Quando?”Io “ Domani”. Io “Ok”.
Così iniziano questi due giorni, con una richiesta improvvisa, ovviamente senza condizionale. Però ho voglia, anche perché il viaggio si farà col treno. E’ una vita che non prendo il treno, almeno per coprire una distanza così lunga.
Mi alzo così la mattina, faccio le cose di sempre, e invece di prendere la maledetta macchina, scendo a piedi e mi dirigo alla stazione. Faccio una giornata da pendolare, di quelle che senti tutti i giorni, delle interminabili attese. Beh, non è così, perché come scendo è già tempo che arriva il primo treno. Salgo, temperatura eccellente, orario perfetto. Scendo, e via di metro, le porte si spalancano senza nemmeno troppa gente, quasi a sussurarmi “vieni avanti sei il benevenuto”.
Next stop, Termini. Un milione di persone, respiro l’aria del pendolare, tanta gente che non ti guarda nemmeno in faccia, qualcuno ti viene addosso. Le folate calde della metro che dall’altro lato che arriva, la calca per prendere la scala mobile, mentre quella “classica” è vuota. Ovviamente io prendo quella vuota. Mentre cammino vedo una donna, sguardo estasiato, sorride. Poi mi accorgo che si tocca la pancia e capisco, forse ha preso un paio di calci (gli unici piacevoli della vita mi sa).
Sono contento come un bambino, perché respiro questa tanta vita intorno a me, indaffarata, arrabbiata, triste, felice. Ma vita. Non è la macchina, dove sembra che ognuno sia nel proprio acquario.
E’ ora del treno, quello vero, ed è la prima volta che prendo questa meraviglia tecnologica (ma che in Europa esiste penso da almeno 15 anni). Ne ho sentite tante in proposito di questi viaggi. Alcuni me lo hanno descritto come la fiera della tecnologia, altri come una manifestazione di quanti device che fanno la stessa cosa una persona può possedere. Altri (passeggeri) che sembrano non essersi accorti che non sono in ufficio ma bensì su un treno. Di fianco a me c’è un duetto classico, composto da segretaria+il suo capo. Lui spavaldo, saputello e conscio di essere il suo capo. Lei sapeva il fatto suo, ma ovviamente è conscia di essere la sua dipendente.
Di fronte a me si siede uno che in 4 secondi netti tira fuori in quest’ordine un laptop hp, un iPad, un iPhone 4. Non staccherà gli occhi dal portatile per le prossime 3 ore, suscitando la mia curiosità. Io ovviamente rispondo a tema, tweettando col mio cellulare, e giocando col mio fido Nintendo 3ds.
Poi continuando a guardarmi intorno vedo sempre più gente così, quasi mi sento fuori luogo. Intanto il treno procede ad una velocità incredibile, costeggiando l’autostrada del sole, fatta centinaia di volte, ma mai in questo modo. Un altro punto di vista insomma, sai le mille volte che ti chiedi cosa c’è al di la di quel recinto, cosa c’è dietro quella casa, beh, con questo viaggio molte domande stupide hanno avuto altrettante risposte stupide.
Quasi quando ci avevo preso gusto è già tempo di scendere. Milano si presenta come al solito in tutto il suo grigiore, ma con un freddo più intenso del solito. Ovviamente solita gente alla moda, così avanti che quasi non la capisci. E via, tempo di altre metropolitane, continua il mio giorno da pendolare.
Finisce la giornata di lavoro. So già qual è la destinazione, l’hotel. Non ci venivo da una vita, è come entrare in una casa che si conosce al buio, e accendere le luci piano piano. Lo stesso effetto che ho avuto nel mio cervello, mentre al posto delle luci accendevo i ricordi. Niente di trascendentale, però mi fa sorridere come magari un pezzo di strada, un lampione, un’insegna possa innescare tutti questi pensieri.
Ho cenato al ristorante Giapponese, il primo in cui ho mangiato quasi 2 anni fa, e ogni volta che vengo a Milano ci ripasso. Mi ricorda quella magica sera, del mio compleanno, in cui mi sono fatto questo piccolo regalo.
E ora è tempo di andare a dormire, rientro nel vecchio hotel, ma non prima di avervi raccontato questa giornata attraverso questo delirio. Perché io sono anche così, riflessivo, pensieroso, curioso. Domani è un altro giorno, ma intanto mi addormento godendo ciò che mi è stato regalato oggi. Notte.